La Francia paga chi va al lavoro in bici

  Più o meno dappertutto si incentiva l'uso delle bici, perché ha risvolti sociali enormi: riduce sensibilmente l'inquinamento dell'aria, che causa migliaia di morti ogni anno; migliora la salute generale delle persone e allontana le principali cause di morte dei nostri tempi (problemi...

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(Foto: Crispin Sinclair Innovation)[/caption]

Più o meno dappertutto si incentiva l'uso delle bici, perché ha risvolti sociali enormi: riduce sensibilmente l'inquinamento dell'aria, che causa migliaia di morti ogni anno; migliora la salute generale delle persone e allontana le principali cause di morte dei nostri tempi (problemi cardiovascolari e tumori) e le relative spese mediche; libera le strade e rende le città vivibili per tutti: belle, verdi e silenziose. Tutto questo significa, dicevamo, anche un enorme risparmio di soldi pubblici. Ma quale politica è migliore per incentivare l'uso della bici? Le scelte dei singoli Paesi mi sembrano il perfetto ritratto dei migliori cliché sul carattere dei suoi abitanti: andrebbero bene anche per noi?

I raffinati parigini saranno presto pagati se decideranno di andare in bici al lavoro. Lo ha deciso la ministra dell'ecologia Ségolène Royal, che ha stanziato 25 centesimi di euro per ogni km percorso sudando: sarà sufficiente a non far storcere il naso ai francesi? Credo proprio di sì: al momento solo il 5% di loro usa la bici per andare al lavoro, ma i francesi – che non sono affatto stupidi – ci stanno prendendo la mano e l'abitudine si diffonde. Un piccolo incentivo economico era proprio quello che mancava al pragmatismo d'oltralpe: se pensiamo ad esempio a un tragitto casa-lavoro di soli 5 km, il guadagno mensile, calcolando andata e ritorno 5 volte a settimana, sarebbe di 50 euro. Mica male. Alcune aziende avevano avviato l'iniziativa di loro spontanea volontà, figuriamoci se potranno contare su soldi pubblici. Ma diciamoci la verità: piaccia o no ai francesi, viste le rigidissime misure prese contro le auto scegliere bici o mezzi diventerà molto presto un obbligo.

Anche la Spagna fa passi da gigante. Città come Siviglia hanno dimostrato che anche i pigri del sud Europa ce la possono fare: la mobilità su bici è aumentata negli ultimi anni di 11 volte, passando da 6mila a 70mila. Su cosa ha puntato il successo? Sulla sicurezza, e anche questa mi sembra una debolezza psicologica che il nostro Paese sente molto. Se domandi perché non vai in bici, la maggior parte delle persone qui in Italia ti risponde “Perché non voglio rischiare la vita nel traffico”. A Siviglia ci sono veri e propri muri a separare il traffico dai ciclisti, e poco importa se le piste non sono larghe come nel nord Europa: anche se un po' più lenti, gli spagnoli, contro ogni aspettativa, pedalano volentieri.

[caption id="attachment_57070" align="alignnone" width="600"] Una moto intralcia una pista ciclabile a Bologna[/caption]

E l'Italia? L'Italia non ha nessun piano per incentivare gli spostamenti in bici, e i pochi progetti mai presentati in Parlamento sono naufragati. Nonostante abbiamo città tra le più inquinate d'Europa, e tra le più alte mortalità per questo motivo, nonostante la nostra capitale stia sprofondando nel dramma dei trasporti inefficienti, nessuno pensa a una mossa per sostenere con opere serie e razionali un cambiamento culturale e strutturale nella Cenerentola d'Europa, mentre anche le poche piste ciclabili che abbiamo sono invase dalle auto parcheggiate senza che nessuno la consideri un'infrazione.